decreto legge 4 luglio 2006

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Elezioni politiche del 2006, XV Legislatura
Prodi II


Le elezioni politiche del 2006 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano - Camera dei Deputati e Senato della Repubblica - si sono tenute il 9 e il 10 aprile.

L'esito della tornata elettorale è stato incerto fino alla fine dello scrutinio delle schede e si è risolto con una leggera prevalenza del centro-sinistra che ha quindi vinto le elezioni. La coalizione di centro-sinistra, che aveva come candidato alla presidenza del consiglio Romano Prodi, ha potuto contare su un'esigua maggioranza al Senato e un ampio margine alla Camera.

La coalizione sconfitta di centrodestra (candidato premier Silvio Berlusconi) ha contestato la vittoria del centrosinistra (vedi più avanti nella voce).

La stampa nazionale ed internazionale ha dato grande rilievo all'esito controverso di queste elezioni.

La nuova legge elettorale

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Camera dei deputati



Il dopo voto

La vittoria di misura dell'Unione

Sulla base dei risultati comunicati dal Viminale, l'Unione di Romano Prodi proclama la vittoria, ma la coalizione di centrodestra non ritiene di accettare immediatamente il risultato della consultazione elettorale. La contestazione nasce dal minimo scarto di voti che aggiudica al centrosinistra la maggioranza nei due rami del parlamento. Alla Camera dei Deputati infatti il centrosinistra si aggiudica il premio di maggioranza con un vantaggio di 25.224 voti, ovvero dello 0,06% che assicura alla coalizione vincente una consistente maggioranza di seggi (340 deputati, poi saliti a 348 con gli eletti all'estero e in Valle d'Aosta).

Anche al Senato, nonostante un vantaggio di circa lo 0,6% per il centrodestra, l'Unione risulta avere la maggioranza dei seggi, con uno scarto positivo consistente in due senatori grazie al voto estero: tale vantaggio risulta poi rafforzato dall'appoggio quasi certo di un senatore indipendente della circoscrizione estero (che avrebbe appoggiato la coalizione vincente) e di almeno quattro senatori a vita. Qualcuno parla addirittura di una sorta di nemesi: la legge elettorale e il voto all'estero, voluti fortemente dalla Casa delle Libertà, permettono la vittoria del centrosinistra (anche) al Senato, seppur di stretta misura e nonostante il numero di elettori totali sia favorevole al centrodestra per oltre 200.000 voti: 17.713.163 contro 17.511.309.

Non era mai successo, nella storia parlamentare italiana, che le elezioni politiche si giocassero su un numero di voti così esiguo. Molti hanno parlato di un quasi pareggio e di un voto che divide l'Italia in due; peraltro, anche il risultato elettorale del 2001 - sotto il profilo dei voti raccolti - non aveva fatto emergere una maggioranza assoluta di voti a favore della coalizione vincente: alla Camera la Casa delle Libertà raccolse il 45,40% dei voti nella quota maggioritaria e il 48,6% nella quota proporzionale, ed al Senato con il 42,53% dei voti ottenne 176 seggi su 315. Sta di fatto che nel 2006, come detto, alla Camera l'Unione ha avuto 19.001.684 voti, e il Polo 18.976.460; ma a questi dati bisognerebbe aggiungere i voti della Val d'Aosta (calcolati separatamente perché hanno leggi elettorali diverse): 35.302 per l'Unione e 19.237 per il Polo; inoltre, occorre aggiungere i voti delle circoscrizioni estere: 459.454 per l'Unione e 369.952 per il Polo.

In tutto, quindi, l'Unione ottene 130.801 voti in più alla Camera (19.496.450 contro 19.365.649) ma 201.854 in meno al Senato (17.511.309 contro 17.713.163).

Accuse di brogli

Nell'immediato dopo voto, Silvio Berlusconi, forte del risultato di quasi parità, poco dopo aver prospettato all'Unione l'ipotesi di formare una grande coalizione, dichiara che riconoscerà la vittoria dell'avversario solo al termine delle verifiche circoscrizionali dei voti contestati. I maggiori leader della Casa delle Libertà sottolineano pertanto l'importanza di attendere il termine della verifica delle schede elettorali contestate e provvisoriamente non assegnate. Forza Italia organizza anche un sito web dal nome "Operazione ricontiamo" contenente una petizione da inoltrare al Presidente della Repubblica per richiedere il conteggio dei voti non validi, ossia il riconteggio delle schede nulle, più di un milione. Dopo una giornata di apparente distensione, il Presidente del Consiglio uscente passa all'attacco, accusando l'esistenza di supposti brogli elettorali, che sarebbero "tanti, tantissimi", così tanti che "il risultato deve cambiare", e chiedendo tempo per controllare verbali, schede, scrutini. La legge elettorale esclude però la possibilità di ricontare le schede definitivamente assegnate. Berlusconi dichiara che telefonerà a Prodi (che nel frattempo riceve i complimenti per la vittoria da diversi capi di stato) solamente dopo che saranno state finite di assegnare in sede circoscrizionale le circa 43 mila presunte schede contestate capaci numericamente di ribaltare il risultato elettorale alla Camera.

Nelle ultime ore prima della scadenza del termine a disposizione delle Circoscrizioni per ufficializzare il voto, Silvio Berlusconi ipotizza anche la promulgazione di un decreto legge che allunghi i tempi per ricontare tutte le schede e riesaminare i verbali. La proposta secondo fonti giornalistiche viene avanzata al Quirinale che esprime forte parere negativo, incontrando anche la perplessità dello stesso Ministro dell'Interno Beppe Pisanu. Sia il Presidente della Repubblica che il Ministro hanno espresso soddisfazione per la correttezza della consultazione elettorale, e nessun altro esponente politico oltre Berlusconi ha denunciato brogli.

Scaduti i tempi di verifica, il Viminale ammette: «È stato un errore materiale». Il numero delle schede contestate si riduce da 43.028 a 2.131 per la Camera dei deputati, e da 39.822 a 3.135 per il Senato, chiudendo la disputa sulla legittimità del responso elettorale. Berlusconi rifiuta comunque di accettare il risultato elettorale, allo stesso tempo riproponendo l'ipotesi di una grande coalizione con la sinistra. Nel frattempo forte del risultato elettorale finale Prodi dichiara "Il premier si scusi, ha spaccato il Paese".

A distanza di un giorno, Roberto Calderoli, interpretando a suo modo la legge che ha contribuito a scrivere lui stesso, ha sostenuto in data 15 aprile che «la cifra elettorale nazionale di ciascuna lista è data dalla somma delle cifre elettorali circoscrizionali e quindi la Lega Alleanza Lombarda, che si è presentata con Unione, potendo contare solo sulla somma della cifra elettorale della circoscrizione Lombardia 2, non dovrebbe concorrere coi suoi 45.580 voti al calcolo del totale per il centrosinistra». La dichiarazione di Calderoli è stata tuttavia smentita dalla Corte di Cassazione il 19 aprile, sebbene l'ex Ministro delle Riforme Istituzionali, lette le motivazioni esposte dalla Suprema Corte, non abbia accettato l'esito ed abbia ribadito che la Casa delle Libertà risulta vincente come computo complessivo delle preferenze.

Nel settembre 2007 viene concluso il riconteggio dei voti voluto dal centrodestra, i dati confermano sostanzialmente lo scrutinio elettorale, il leader del centrodestra tuttavia non ha mai riconosciuto ufficialmente la vittoria del centrosinistra.

Controversie sull'assegnazione dei seggi al Senato

Dopo l'assegnazione dei seggi, il partito della Rosa nel Pugno ha contestato la mancata assegnazione di quattro seggi del senato a propri candidati. La controversia riguardava l'interpretazione della legge elettorale in riferimento al calcolo del quorum del 3 per cento dei voti. Il ricorso richiesto dalla Rosa nel Pugno non è stato accolto.

Controlli delle schede e tentativi di realizzare la "grande coalizione"

Nelle ore successive lo scrutinio, in aperto contrasto con la proclamazione della vittoria dei leader del centrosinistra, molti esponenti della Casa delle Libertà sostengono che il risultato non è una sconfitta, ma al massimo un pareggio, in attesa di ricontrollare lo scrutinio. Dopo il silenzio iniziale, da parte di Silvio Berlusconi emerge una proposta, rifiutata in partenza dal centro sinistra, di governo istituzionale ispirato alla Grosse Koalition tedesca. Nello stesso tempo alcune dichiarazioni di Gavino Angius, esponente dei DS, darebbero adito alla possibilità di un accordo che porti ad assegnare la presidenza di una delle due camere al centrodestra. Immediatamente arriva la smentita di Romano Prodi. Nei giorni successivi, continua il balletto di dichiarazioni e controdichiarazioni. Massimo D'Alema rilascia un'intervista sul Corriere della Sera dai toni distensivi, riguardante un possibile accordo sull'elezione del Presidente della Repubblica, seguita da una lettera di Silvio Berlusconi che con più decisione rilancia l'ipotesi di grande coalizione, invitando Romano Prodi a "trovare insieme soluzioni nuove", qualunque sia l'esito finale delle verifiche sullo spoglio in corso. Molte altre voci si sono espresse contro a questa eventualità, da Rifondazione Comunista ma anche dalla Lega Nord e dall'UDC, fino a che essa è tramontata completamente alla vigilia delle prime imp

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