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1° MAGGIO Trevi tra gli ulivi Trevi

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Coordinate: 37°38′33″N 14°11′34″E / 37.6425, 14.19278


Storia

Nella tabella sottostante sono riportati i valori medi che si registrano nella città di Palermo.

Lo statuto speciale siciliano, emanato da Re Umberto II il 15 maggio 1946 (quindi precedente alla Costituzione della Repubblica italiana, che lo ha recepito per intero con la legge costituzionale n. 2 del 1948), diede vita alla Regione Siciliana prima ancora della nascita della Repubblica Italiana. Esso fu originato da un accordo di origine pattizia (assimilabile, secondo alcuni, ad un trattato fra due entità paritetiche) fra lo Stato Italiano ed la Sicilia, rappresentata dalla Consulta per la Sicilia, in cui erano rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell'Isola, e che materialmente formulò lo Statuto. L'Autonomismo fu un modo per svuotare il movimento separatista, guidato dal Movimento Indipendentista Siciliano, che all'indomani dello sbarco alleato era uscito dalla clandestinità in cui era stato sotto il periodo fascista, chiedendo l'affrancamento della Sicilia dallo Stato Italiano, e che ebbe anche un'organizzazione paramilitare, l'E.V.I.S. (Esercito Volontario per la Indipendenza Siciliana) guidato da Antonio Canepa. Svanì quasi subito invece l'idea che la Sicilia divenisse uno stato federato agli Stati Uniti d'America. Quando gli Stati Uniti riuscirono a bloccare la minaccia di Mosca e di Tito sul Nord-Est dell'Italia, questi abbandonarono a se stessi l'E.V.I.S. e Giuliano: al M.I.S. non restò altro che partecipare nel 1948 alle elezioni politiche per il Parlamento Nazionale, dove ottenne alcuni seggi (Andrea Finocchiaro Aprile, Attilio Castrogiovanni), e nove al Parlamento regionale nel 1947, mentre molti "capibastione" messi dopo il luglio 1943 al comando dei paesi dalle truppe alleate, si infiltrarono nei ricostituiti partiti italiani.

La storia politica di sessant'anni di autonomia speciale in Sicilia, e dei suoi governi, ha vissuto momenti di vivacità, che hanno portato a definire la politica siciliana una sorta di "Laboratorio politico", e altri più bui.

Dal 2001 il presidente della Regione non è più eletto dall'Assemblea Regionale Siciliana, ma direttamente dai cittadini. Il presidente del 57° governo della Regione, eletto il 14 aprile 2008 è Raffaele Lombardo, leader di un partito autonomista, l'MPA.

Da premettere che proprio per il suo status di isola e per la sua posizione geografica nel Mediterraneo la Sicilia ha sempre goduto, seppur formalmente, di una discreta autonomia. Invece, le origini di un movimento indipendentista moderno in Sicilia sono da ricercare nelle rivolte separatiste del 1820 e nella Rivoluzione indipendentista siciliana del 1848. La data di nascita di un sentimento indipendentista spontaneo (nell'epoca contemporanea), all'interno dello Stato Italiano, può essere considerata il 16 settembre 1866, in cui il popolo siciliano si ribellò, in maniera più o meno violenta, alla dominazione del neonato Regno d'Italia. Quella rivolta fu chiamata del "sette e mezzo", quanti furono i giorni che durò. La ribellione infiammò tutta Palermo, la quasi totalità delle città siciliane e comprendeva molte fazioni politiche nate durante il Risorgimento (repubblicani, filo-clericali, filo-borbonici). Tale rivolta fu sedata violentemente dall'Esercito Italiano e ogni intento di ribellione in nome di una nazione siciliana fu continuamente represso fino alla quasi totale scomparsa del movimento. Nel Primo dopoguerra il sentimento sicilianista rinacque e si rispense con l'avvento del fascismo, dopodiché con lo Sbarco degli Alleati assunse nuovo vigore il separatismo, si costituirono il MIS (guidato dalla figura carismatica di Andrea Finocchiaro Aprile), che alla fine della Seconda guerra mondiale vantava più di cinquecentomila iscritti, l'E.V.I.S. il suo braccio militare, (capeggiato prima da Canepa e poi da Giuliano) e altri movimenti minori. Dopo la fallita indipendenza e il compromesso autonomista raggiunto con la nuova Repubblica Italiana, l'indipendentismo siciliano andò sempre più scemando e i consensi elettorali nei confronti dei partiti separatisti furono sempre più bassi, e solo alle elezioni del 1947 per l'Assemblea regionale siciliana il MIS ottenne dieci deputati e scomparve già alle elezioni del 1951.

Ciclicamente, gli ideali autonomisti, sembrano rinati: nel 1951 con la Concentrazione autonomista di Paolo D'Antoni che ottenne solo tre deputati; nelle elezioni del 1959 con l'Unione Siciliana Cristiano Sociale di Silvio Milazzo che ottenne 10 deputati; nel 2001, con Nuova Sicilia di Bartolo Pellegrino e Nicolò Nicolosi, con 5 deputati; nel 2006 con il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo. Vi sono poi alcuni movimenti e forze extra-parlamentari che oltre a una maggiore autonomia dell'isola, chiedono l'indipendenza. Attualmente in Sicilia si contano pochi gruppi separatisti, tra cui il MIS (ritornato alla politica attiva nel 2004), il FNS e Terra e Liberazione, oltre a partiti autonomisti, quali i già citati MPA e Nuova Sicilia, il Patto per la Sicilia, Alleanza Siciliana e l'Altra Sicilia-Antudo, tutti con una discreta quantità di simpatizzanti o militanti. Molti di questi partiti oggi lottano per il rispetto dello statuto speciale siciliano, che non viene rispettato al 100%, o addirittura per una radicale riforma dello stesso perché viene considerato vetusto e non al passo coi tempi.

Amministrazioni

La regione autonoma Sicilia è suddivisa in 9 province e 390 comuni.

Agricoltura

La discontinuità dell'approvvigionamento idrico non impedisce all'agricoltura di essere una delle grandi risorse economiche della regione. Notevole è la produzione dei cereali - tra cui il frumento, specie della pregiata varietà grano duro, essenziale per la produzione delle migliori qualità di pasta - che già rendeva la Sicilia importante per i Romani (l'isola era infatti chiamata il granaio di Roma). È abbondante quella delle olive, che assicura un'ottima produzione di olio.

Uno dei frutti più tipici è il "kaki" (in italiano caco o loto). Famosa per i "kaki" è Misilmeri, che nel mese di Novembre fa la sagra a questo buonissimo frutto.

Ben nota è, in particolare nei pressi di Acireale e nella Piana di Catania (dove molto rinomati sono i mandarini e le arance a polpa rossa di Paternò), la coltura degli agrumi: aranci, limoni e mandarini, insieme a mandaranci, bergamotti, cedri e pompelmi di grande pregio, i fichi d'India e le carrube. Non mancano neppure gli ortaggi, che a partire dagli anni sessanta hanno conquistato sempre più mercati in virtù delle coltivazioni in serra, estese soprattutto nella zona sud orientale, come i famosi pomodorini di Pachino, o legumi come il lupino. Importante è la produzione dei carciofi di cui il territorio niscemese è uno dei più grandi produttori europei. Tra la frutta secca spiccano per qualità le mandorle, le nocciole ed il pistacchio - pregiato quello di Bronte - che sono alla base di molti prodotti dolciari caratteristici di questa terra, come la cioccolata, importata direttamente dall'America quando la Sicilia era sotto il dominio spagnolo circa cinque secoli fa. A tutt'oggi la cioccolata siciliana, specie quella di Modica, è preparata seguendo quelle antiche ricette e fa un uso tutto particolare di sapori e spezie esotiche, conferendole un gusto del tutto unico e diverso da quello della normale cioccolata. Un importante contributo viene anche dalla coltivazione intensiva di specie, una volta esotiche, come il Kiwi di eccellente qualità e perfino di Mango, nella zona del Fiumefreddo. Il clima siciliano, particolarmente dolce, permette anche la coltivazione di banane.

La carota novella di Ispica, la ciliegia dell'Etna, l'olio d'oliva dei colli nisseni e delle colline ennesi, il limone Interdonato della Messina jonica, il limone di Siracusa, il melone di Pachino, la pagnotta ennese del Dittaino e il pistacchio verde di Bronte sono prodotti a denominazione di Origine Protetta - Protezione Transitoria Nazionale con decreto ministeriale.

La tradizionale coltivazione della vite consente la produzione di ottimi vini liquorosi e ad elevata gradazione alcoolica, sia rossi che bianchi, che vengono sempre maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. La produzione, pur notevole, stentava un tempo ad inserirsi nei mercati a causa della eccessiva frammentazione dei produttori e di imprecisi standard qualitativi: ha conosciuta una svolta decisiva a partire dagli anni novanta, quando l'arrivo di grandi produttori di vino a livello nazionale (Zonin ed altri), che hanno investito con lungimiranza, razionalizzando il mercato produttivo locale, ha consentito la rinascita dell'enologia sic

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